IMMIGRAZIONE: TRA PARRESIA E VERITA'. IL MESSAGGIO IN BOTTIGLIA DI LUIGI ANDREINI PER GIOVANNI CAPECCHI (E NON SOLO...)
VILLAGGIO LA BROCCHI - ASSOCIAZIONE PROGETTO ACCOGLIENZA, da circa 30 anni sono considerati una sorta di "BARBIANA DELL'IMMIGRAZIONE E DELL'INTEGRAZIONE DEI RIFUGIATI".
Per chi volesse approfondire ecco il sito web: https://www.progetto-accoglienza.org/
Anche il luogo dove sorge Villaggio La Brocchi non è lontano dalle pendici del Monte Giovi dove ha operato DON LORENZO MILANI con i suoi ragazzi e ragazze (qui, il termine è consono...)
Il luogo in cui Don Lorenzo aveva costruito una piscina per imparare a: "nuotare insieme contro la paura".
Non solo la paura di morire, di affogare, anche quella di non essere capaci, di non farcela, di "meritare di essere bocciati", solo in quanto figli di contadini, mezzadri.
Figli della povertà e dell'emarginazione.
A Barbiana, come a Villaggio La Brocchi, a Borgo San Lorenzo, siamo sempre nel Mugello, entrava il mondo e il: "silenzio diventava voce".
L'esilio, quello di Don Lorenzo, come quello dei rifugiati e delle rifugiate di oggi, delle loro famiglie, parlava a questo mondo e un "puntolino dell'universo", diventava il centro della creatività, del lavoro, dello studio, della cittadinanza, del Vangelo (per chi era credente, non tutti) e della Costituzione (per tutti).
Luigi Andreini è stato con Michele Gesualdi, ex sindacalista, e Presidente della Provincia di Firenze, uno dei fondatori e responsabili di Villaggio La Brocchi e dell'Associazione Progetto Accoglienza.
A Pistoia, città che conosce, come conosce le famigerate vicende di don Massimo Biancalani e della sua pseudo accoglienza, è stato varie volte.
L'ultima il 13 di maggio all'iniziativa: "LA SCELTA DELLA CONVIVENZA".
In questa occasione, vista la non preventivata assenza di Giovanni Capecchi, candidato sindaco del centrosinistra, e il palese boicotaggio all'iniziativa da parte di alcune forze politiche che lo sostengono, si è scelto di lanciare dei: "messaggi in bottiglia", al candidato del centrosinistra, ma in generale anche agli altri due.
Prima del messaggio di Luigi, una riflessione: Don Lorenzo Milani, credeva, è scritto in Lettera a una professoressa, che fare l'insegnante, così come il sindacalista, così come l'uomo politico e delle istituzioni, fossero un modo importante, nel suo tempo, per cercare un fine, dare un senso alla vita, praticare l'Amore.
Don Milani, infatti, credeva nell'AMORE POLITICO.
Non un Amore astratto, però, ma un sentimento da declinare nei volti, negli occhi, nei sogni, nelle aspirazioni, nella risposta concreta ai bisogni, delle persone che si incontrano durante la strada della Vita.
Per praticare l'Amore, per vivere l'Amore, nell'esilio, nella macchina del fango (che in alcuni casi è presente oltre 55 anni dopo la sua morte), nel confronto con il potere, sia esso politico, miltare, finanziario, occorre una cosa: "il coraggio", direi la "parresia".
Ecco, pratichiamolo Giovanni, in questi ultimi giorni il coraggio e la parresia, con il consueto stile, pacato che non sempre, peraltro, era quella di Don Lorenzo.
Ma non rinunciamo, per esempio sull'immgrazione, ma non solo a cercare, insieme, la Verità.
Luigi Andreini: "Promuovere una cultura di relazione, di confronto, di solidarietà. Ascoltare le varie realtà impegnate nell'interazione con i nuovi arrivati, le persone che, a vario titolo, sono coinvolte nell'accoglienza, interazione che non deve escludere nessuno.
Non lasciare soli il volontariato e il terzo settore nelle azioni verso le persone fragili, ma supportare questi soggetti coinvolgendo le Istituzioni, i Servizi Sociali, quelli Educativi.
Creare sinergie con i Quartieri per una accoglienza diffusa, con le Associazioni degli immigrati, con le rappresentanze religiose, coinvolgere queste realtà nelle scelte per mirare ad una vera convivenza"
Francesco Lauria

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